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Certi aspetti della realtà sono così orribili che ci rifiutiamo di affrontarli, a meno che non ci siamo costretti da una commedia. Etichettare un argomento come inadatto alla commedia è ammettere la sconfitta.

Era da parecchio che non scrivevo più un post tecnico, e forse nemmeno questo sarà così tecnico, quanto più una rapida riflessione.

Nel paio di settimane di ripresa del lavoro dopo le vacanze estive, ho avuto occasione/necessità di scrivere un paio di utility da usare su un paio di sistemi embedded, essenzialmente per scaricare dati usando un po’ di protocolli (modbus, messaggistica di TinyOS). La scelta del linguaggio un po’ di tempo fa sarebbe ricaduta su un banale Java, ora invece è ricaduta su Scala.

Premessa: tendo a non prendere in considerazione linguaggi di scripting per cose che non siano uno script scritto al volo e da usare due volte in croce; questo perchè, per quanto apprezzi linguaggi come Python quando serve,

  1. la struttura del programma tende a degenerare rapidamente: se non sei costretto dal linguaggio a mantenere un minimo di struttura, e non hai tanto tempo da perdere (una delle utility è stata scritta in una giornata, per poterla testare sul campo il giorno successivo), non fai nulla per dare almeno quel minimo di struttura
  2. se il linguaggio non è compilato, tendo ad evitarlo: il lavorare solo a runtime ti costringe ad intercettare la classica quantità di ca***tine solo eseguendo il programma n volte, mentre se compili quegli stessi problemi li risolvi molto prima (se penso a tutte le volte in cui ti accorgi di aver sbagliato la ricezione di un messaggio in Erlang per aver invertito due parametri in una tupla…).

Dicevo: la scelta ormai ricade su Scala, dato che:

  • ha un build system tutto sommato decente (per quanto sotto ci sia Ivy ed i repository di Maven): salvo trovare incompatibilità tra versioni di Scala e versioni di libreria, funziona abbastanza bene e si configura con un semplice file di testo
  • ha il sistema di classi e quant’altro di Java
  • è compatibile con Java (fondamentale: per modbus avevo già testato tempo fa una libreria che funzionava sui miei apparecchi, e TinyOS ha una versione Java delle sue librerie)
  • è (anche) funzionale: se un linguaggio non mi supporta lambda, liste ed il trittico filter/map/fold, per quanto mi riguarda è un linguaggio che non considero
  • posso scegliere quando fare le cose immutabili e quando no (quest’ultima cosa praticamente mai, dato che la mutabilità è il male, ma in alcuni sporadici casi è un male necessario).

Tutto qui :) a breve penso di scrivere un post un po’ più tecnico su un altro progetto più a lungo termine, fatto sempre in Scala, con cui ho potuto sperimentare con un po’ di tecnologie divertenti (tra cui Akka, Play e RabbitMQ).

«Anche se io personalmente ritengo che il ciberspazio rappresenti la fine della nostra specie».

«E perché?».

«Perché implica la fine dell’innovazione», spiegò Malcolm. Quest’idea di un mondo interamente cablato significa morte di massa. Tutti i biologi sanno che piccoli gruppi in isolamento si evolvono rapidamente. Metti mille uccelli su un’isola in mezzo all’oceano e la loro evoluzione sarà rapida. Ne metti diecimila su un continente, e l’evoluzione rallenta. Ora, nella nostra specie l’evoluzione si verifica soprattutto attraverso il comportamento. Per adattarci noi lo mutiamo. E, come tutti sanno, l’innovazione si verifica solo in gruppi ristretti. Se hai una commissione formata da tre persone, forse qualcosa si riesce a fare. Con dieci, diventa più difficile. Con trenta, tutto si blocca. Con trenta milioni, diventa impossibile. Questo è l’effetto dei mass media: far sì che nulla succeda. I mass media soffocano la diversità. Rendono uguali tutti i posti, da Bangkok a Tokyo a Londra. C’è un McDonald’s in un angolo, un Benetton in un altro, un Gap all’altro lato della strada. Le diversità regionali spariscono. Tutte le differenze si annullano. In un mondo dominato dai mass media, tutto viene a scarseggiare, tranne i dieci libri, i dieci dischi più venduti, i film più visti e le idee più correnti. La gente si preoccupa perché nella foresta pluviale la diversità delle specie è in diminuzione. Ma che dire della diversità intellettuale, che è la risorsa più necessaria? Quella sparisce ancora più in fretta degli alberi. Ma noi non l’abbiamo ancora capito, e così contiamo di unire cinque miliardi di persone nel ciberspazio. E questo congelerà tutta la specie. Tutto si bloccherà. Tutti penseranno le stesse cose nello stesso momento. L’uniformità globale.».

Il quartiere degli schiavi, proprio ai margini della maremma, rabbrividiva della sua miseria. Nelle capanne di argilla dai tetti di palma si conviveva insieme agli avvoltoi e ai maiali, e i bambini bevevano dalla palude della strada. Tuttavia, era il quartiere più allegro, con colori intensi e voci radiose, e più ancora all’imbrunire, quando tiravano fuori le seggiole per godersi il fresco in mezzo alla via.

Dimmi e dimenticherò, mostrami e forse ricorderò, coinvolgimi e comprenderò.

Remember when we played Tomb Raider @ 640×480 with enormous pixels?

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P.S.: yeah, I know, not really news, but for the first time since the ’90s I have a decent graphics card!

Più o meno un anno fa, guardando lo stato dei pickup della mia Fender Stratocaster, ho visto tracce di ruggine, ed ho quindi fatto un po’ di ricerche per sostituirli. Poi, tra una cosa e l’altra, ho rimandato l’acquisto fino a un paio di settimane fa, quando ho finalmente deciso cosa comprare e che modifiche fare, ed il post qui descrive la nuova configurazione montata ieri.

La lista della spesa è piuttosto semplice:

  • un set di pickup Fender Vintage ’57-’62: il mio sito di fiducia (Thomann.com) aveva anche altri modelli, ma alla fine ho optato per questo set, che ha un suono abbastanza caldo e che in generale preferisco a fronte di altri modelli. Ho poi optato per un set della Fender per andare “sul sicuro”
  • un pickup Seymour Duncan SJBJ in posizione bridge: facendo un po’ di ricerche sui pickup, ho scoperto che esistono modelli humbucking a singolo slot, adatti quindi ad una chitarra che normalmente ha single coil; sulle Fender tipicamente le due configurazioni che vanno per la maggiore sono HSS o HSH, ovvero l’humbucking o solo al ponte o sia al ponte che al manico (esistono eccezioni, ad esempio Dave Murray degli Iron Maiden ha una configurazione HHH). Ora, a me il suono del single coil al manico mi piace veramente molto, e non lo sostituirei mai; al ponte, invece, l’idea di avere un pickup che dia un po’ più di spinta sulle parti distorte non mi dispiaceva affatto, e comunque un test ci poteva stare.
  • un selettore a 3 vie: dato che stavo mettendo le mani nella configurazione, due modifiche importanti: la prima era non collegare del tutto il pickup centrale: non lo uso mai, tanto che la sua manopola del tono è sempre stata tenuta a zero, ed io personalmente salto sempre direttamente tra neck e bridge (vorrei dire “come Ritchie Blackmore”, ma non vorrei pensaste io sia anche solo vagamente vicino a quel livello: tutt’altro!). Non solo: nei brani con parti ad accordi pieni (tipicamente senza effetti), mi capita di fare ampi gesti con la mano destra e colpire accidentalmente il selettore, spostandolo dalla posizione neck ad una di quelle intermedie, introducendo per sbaglio il pickup centrale e cambiando completamente il suono. Ora, sarà colpa mia perchè forse dovrei fare gesti più piccoli, ma la questione rimane. Da qui la modifica: scollegato il pickup centrale, e sostituito il selettore a 5 vie con uno a 3: la via centrale l’ho cortocircuitata a quella in posizione “neck”, così che anche un eventuale colpo al selettore lo sposterebbe dalla posizione 1 alla posizione 2, ma il suono non sarebbe in alcun modo cambiato. La posizione 3, naturalmente, resta per il pickup al ponte. Ho anche pensato per un po’ di collegare la manopola del tono rimasta “vuota” al pickup del ponte, ma alla fine non l’ho fatto.
  • un po’ di nuove molle per il tremolo: quelle vecchie cigolavano… -_-

Ieri ho quindi aperto la Fender, scollegato i vecchi pickup e collegato quelli nuovi, cambiando anche il selettore: un buon lavoro di saldatura, e per fortuna tutto funziona perfettamente :)

Foto

Un po’ di foto: i vecchi pickup con i loro collegamenti, i nuovi pickup con i loro collegamenti, due appunti su come erano e come sarebbero diventati i collegamenti elettrici (onde evitare casini).

Old pickups

Old pickups

Old pickups wiring

Old pickups wiring

New pickups wiring

New pickups wiring

New pickups

New pickups

Old wiring schematics

Old wiring schematics

New wiring schematics

New wiring schematics

Il suono

Ho fatto un paio di registrazioni rapide per mostare il suono; non ho una registrazione recente dello stato delle cose prima del cambio di pickup, quindi non ho un confronto immediato. Tutte le registrazioni sono state fatte collegando la chitarra al computer e registrando su Ableton Live 8, utilizzando Amplitube 3 per emulare le testate degli amplificatori.

La prima registrazione è una semplice improvvisazione con overdrive: più o meno a metà dell’assolo si sente il pickup al manico, mentre nel resto dell’assolo e nell’accompagnamento uso l’humbucking. La testata (emulata) è un Fender Super-Sonic, cui aggiungo il buon SD1 della Boss per l’assolo.

La seconda registrazione è il solito tema di “The rock”, qui usato per testare la distorsione: il primo assolo e l’accompagnamento usando l’humbucking, mentre il secondo assolo usa il pickup al manico. La testata (emulata) è un Fender Metalhead, cui aggiungo il DS1 della Boss, e nel primo assolo sia il Wah della Dunlop (solo per accentuare il feedback) e l’RV5 (per dare ancora più reverbero).

Una nota: il mixing potrebbe non essere eccezionale, era la prima volta che usavo Ableton (più o meno costretto, diciamo…).

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